Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.
per contatti o per richiedere Kobarid (seconda edizione - Raffaelli, 2008 - Premio Camaiore Opera Prima, Premio Penne Opera Prima): matteofantuzzi@yahoo.it
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Annalisa Teodorani, La chèrta da zugh, Il Ponte Vecchio, Cesena 2004.
A volte invece che tenere le redini dell'entusiasmo si deve andare “oltre”, anche mentre si ragiona su un libro e più in generale su un poeta, perché Annalisa Teodorani, trentenne da Santarcangelo di Romagna, del paese insomma per intenderci di Baldini, di Guerra, di Pedretti, di Fucci, della colonna portante della Poesia romagnola dialettale del Novecento, merita parole importanti. Il lavoro di Annalisa Teodorani non è solo quello di mandare avanti una tradizione, qualcosa di già costituito ed immutabile: Annalisa Teodorani con il proprio lavoro cerca di evolvere discorsi che le nuove generazioni sembrano non volere completamente considerare, forse perché consapevoli del peso che la cosa porta con sé, forse perché la poesia contemporanea è sembrata dopo le Avanguardie andare altrove, fermo restando che alcuni dei più importanti libri usciti negli ultimi decenni (anche se guardiamo a tutte queste cose con spirito militante) della nostra Poesia non sono stati scritti in lingua e sempre considerando che uno dei maggiori innovatori della seconda metà dello scorso secolo, il veneto Ernesto Calzavara, ha scelto proprio il dialetto per rendere il suo lavoro immortale.
Punto assolutamente a favore della Teodorani è la freschezza e la naturalezza del proprio impianto poetico, come i propri predecessori la poetessa santarcangiolese sembra non potere scrivere in altro modo (una sensazione che si ha leggendo tutti questi poeti che per diversi motivi, natali o peregrinazioni, avrebbero potuto compiere altre scelte, linguistiche e di impianto): una Poesia (ancora) di tagli e di immagini, densissima, con una lingua piena che si veste perfettamente nell'abito dei versi, come se il guardaroba poetico della Teodorani le fosse cucito addosso.
Questa Poesia di estati e inverni, di pioggia, neve e sole, di rapporti umani ancora privati, ancora personali sta tutto il senso della Poesia e del fare Poesia, del volere dare alle cose un nome, del volere trovare uno spazio anche temporale per le cose importanti, c'è in questa Poesia il rifiuto per una stagione di follie che la società moderna si porta con sé. Da questo paese a pochi chilometri da Rimini ancora una volta una grande lezione di vita che dovremmo sempre tenere a cuore, così attaccati alle cose materiali come troppe volte siamo.
da La Voce di Romagna.
